fbpx
 In Dai Soci e dai Partner, ReStartUp

Raccontare l’emergenza Covid19 dal punto di vista delle aziende. Proviamoci insieme! Vi chiediamo pochi minuti del vostro tempo per rispondere a questa survey

Da Startupitalia

 

Italia, aprile 2020, emergenza coronavirus.  Chi ascolta le imprese durante questi giorni convulsi? Pochi. Ancora meno le startup. Anche il racconto giornalistico risente della chiusura, il cosiddetto lockdown. E mai come oggi privato e vita lavorativa si intrecciano in un impasto inedito. Raccontarlo è una sfida, anche per noi.

Cosa prova davvero un imprenditore oggi? Ha paura, è ottimista oppure prevale l’incertezza? Chi ha sentito vicino in questi giorni drammatici? Che ne sarà del suo mercato di riferimento? E dei collaboratori?  Un mezzo di comunicazione ha il dovere di informare. Ma è tanto più vicino ai propri lettori quanto più riesce ad ascoltarli. La tecnologia, fortunatamente, ci offre questa possibilità.

 

 

Una survey per capire come stiamo, e come state

StartupItalia nasce come community delle imprese innovative d’Italia. Un DNA che le consente di testare il polso delle aziende proiettate nel futuro come nessun altro nel nostro paese. Per questo abbiamo deciso di chiedere proprio a voi come vi sentite, e di raccogliere le risposte per sintetizzarle. Storie forti. Come l’impatto che questa nuova crisi ha sulle abitudini e il nostro stile di vita.

Vi chiediamo di darci una mano rispondendo alle domande: più questionari avremo a disposizione, più potremo farci un’idea chiara delle difficoltà che state affrontando e raccontarle al meglio attraverso il magazine.

L’emergenza coronavirus ha cambiato drasticamente anche il quotidiano delle aziende. L’impossibilità di muoversi ha stravolto routine e procedure, mostrando quanto sia importante l’organizzazione.

Non nascondiamoci dietro a un dito: lo smartworking, anche per chi fa del digitale il proprio core business, è spesso una chimera. “Quello a cui abbiamo assistito oggi è una modalità più simile al lavoro da remoto” afferma Fiorella Crespi, a capo dell’osservatorio che il Politecnico di Milano ha dedicato al tema. Ed è vero. Per uno smartworking che funzioni  servono strategia, una divisione dei compiti che riservi alle ore passate in ufficio solo le attività che richiedono confronto, e molta capacità di delega. Merce rara.

Ma non è solo questione di organizzazione aziendale. Spesso sono le infrastrutture a vacillare. In molte zone d’Italia la banda larga è ancora un’utopia. Ed è un tema che si ripropone da anni, anche su queste pagine.

Ci sono, poi, i problemi di liquidità. Come reagiranno le banche? Daranno fiducia alle imprese per farle ripartire o si ripeterà la stretta degli anni del credit crunch? E il Governo? Per non parlare di decisione difficili, anche e soprattutto sul piano umano. Sarò costretto a licenziare e a perdere, così, i miei elementi migliori?  Per finire, molti speculatori (anche internazionali, persino governi) sono in attesa, come avvoltoi, di comprare a prezzi di saldo. Non mancano, ovviamente, criminalità organizzata e usura. Non solo al Sud.

In un momento in cui il sovraccarico di informazioni aumenta il rumore di fondo c’è, però, spazio anche per le storie positive, quelle di riconversione aziendale ad esempio, o per i colpi di genio come quello di Cristian Fracassi che ha adattato le maschere da snorkeling per trasformarle in respiratori (ne abbiamo parlato qui). E poi le iniziative di chi ha sfruttato il momento di pausa forzata per riqualificare i propri dipendenti, magari approfittando dello stop per fornire quella formazione a distanza che – in questo caso sì – funziona davvero.

Sarete voi a suggerirci come raccontarle. Il questionario che avete di fronte ci aiuterà a dare voce alle vostre idee, e a raccontare meglio le vostre storie. Scrivetele a [email protected]. Perché un giornale serve a questo. E la realtà non è fatta solo di numeri.

 

 

Start typing and press Enter to search